Viaggio nei settori giovanili italiani: Juventus parte 1

Inizia dalla Juventus il nostro viaggio alla scoperta dei settori giovanili italiani.

La società che da ben sei anni si aggiudica il titolo di campione d’Italia nella serie A e che da sempre è alla costante ricerca di calciatori italiani che possano vestire la maglia bianconera.

Questo percorso nasce dalla voglia di capire cosa realmente accada in un settore giovanile così blasonato.

In questa prima parte ci occuperemo delle categorie: Piccoli amici – Pulcini – Esordienti – Giovanissimi, nella stagione appena trascorsa, 2016/17.

L’anno scorso il settore giovanile della Juventus è stato protagonista de , uno speciale andato in onda su .  La visione di questo programma ha fatto si che si presentassero sempre le solite sensazioni di incompletezza, il sentirsi quasi presi in giro, colpa questa dei soliti racconti, le solite favole raccontateci.

Una realtà fantastica quella documentata nello speciale, a cui noi facciamo davvero fatica a credere.

Lo speciale è volto a capire cosa ci sia dietro questa macchina chiamata Juventus ma sorge spontaneo chiedersi, se si volesse realmente approfondire e capire, non sarebbe quanto meno auspicabile tentare di farlo realmente?

Proviamo adesso, insieme, ad andare a vedere cosa  avviene in questa realtà.

Stefano Braghin (Responsabile settore giovanile Juventus) nello speciale in questione esclama: “Molto spesso si tende ad esaltare la vittoria di una gara, piuttosto che la costruzione nel tempo di un calciatore, che poi diventa un campione, tendenzialmente ciò da noi non accade, da quando sono alla Juventus…non abbiamo mai non confermato un allenatore per mancanza di risultati sportivi, è accaduto che non siano rimasti…perché non hanno costruito calciatori perché questo è il nostro obiettivo primario”.

Sembra proprio che nella Juventus tutto vada nel verso giusto.

Sempre Braghin questa volta in un’altra racconta: “Già dai primi reclutamenti cerchiamo di prendere profili che in prospettiva possano essere da Juve….sicuramente la ricerca del talento è fondamentale” 

Forse ci stiamo sbagliando, forse stiamo partendo prevenuti verso una realtà che ha davvero a cuore i ragazzi e investe seriamente su di loro.

Andiamo a vedere se i nostri grafici rispecchiano quanto detto:

Abbiamo analizzato le rose dell’attività di base : 2003- 2004- 2005- 2006- 2007- 2008- 2009- 2010 (Giovanissimi, Esordienti, Pulcini, Piccoli amici), per un totale di 231 ragazzi divisi in 7 squadre, inserendo due grafici, il primo dove i mesi per trimestre sono raggruppati in quartili ed il secondo dove è presente ogni singolo mese. Sono stati considerati tutti i ragazzi, senza distinzioni di nazionalità, perché inseriti nello stesso iniziale percorso di formazione.

Che dire? Le nostre perplessità non erano infondate.

La Juventus presenta un fortissimo Relative Age Effect, dove, appunto, la forte distorsione nelle date di nascita a favore dei nati nei primi mesi dell’anno, soprattutto se nelle primissime tappe dello sviluppo dei ragazzi, ci evidenzia chiaramente come tutte le belle parole che ci sono state rifilate non sono altro che belle parole.

La Juventus forse seleziona i propri ragazzi con una malintesa meritocrazia, non mettendo al primo posto la “costruzione” dei calciatori ed effettua selezioni (speriamo non quelle proibite dalla  volte solamente a creare gruppi forti nell’immediato anche nelle categorie di base: scegliendo sempre e solo i ragazzi più pronti in quel momento, quelli che sembrano i più forti, ma che in realtà traggono  beneficio soltanto dai vantaggi psico-fisici momentanei.

Finisce qui la prima tappa del viaggio in casa Juventus.

Non vi nascondo che guardare la realtà fa male e vedere una così abissale incongruenza tra le parole ed i fatti ci lascia davvero con l’amaro in bocca, consapevoli che la strada che il nostro movimento ha da percorrere prima di potersi rialzare è enorme.

Nella seconda puntata di questo viaggio ci soffermeremo, sulle categorie nazionali, partendo dall’U15, e su delle dichiarazioni provenienti dall’interno che ci permetteranno di capire bene come funzionano le cose.

 

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