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Un interessante convegno del Coni

Grazie al CONI, ieri, lunedì  25 settembre, nella prestigiosa sede del Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia, ha avuto luogo un incontro, viene da dire quasi storico per il nostro movimento sportivo, per via dell’importanza dei temi trattati.

Il seminario intitolato: “Il talento sportivo, evidenze scientifiche del presente e proiezioni per il futuro” rappresenta uno spartiacque per iniziare a spingerci verso ragionamenti nuovi, diversi e  metterci al passo con i tempi.

A questo incontro non potevo di certo mancare, e cercherò ora di raccontarvi quel che ne è uscito.

Tra i vari relatori, perlopiù appartenenti a sport individuali, spuntava su tutti un nome noto: Manuel J Coehlo-e-Silva,  Professore di scienze motorie e sportive all’Università di Coimbra, Portogallo.

Ed il suo intervento si è davvero dimostrato un raggio di luce, trattando gli argomenti che ci stanno a cuore e lo ha fatto in Italia, a casa nostra, dove questi argomenti non godono certo, diciamo cosi,di grande interesse.

Si è parlato di talento, di come poterlo riconoscere  e soprattutto come mediamente viene individuato, e, quindi, quali sono le caratteristiche che lo identificano come tale.

Il professore ha esordito  dicendo: “Nel 2012 alle Olimpiadi di Londra, circolava uno slogan, volto anche ad inspirare le nuove generazioni, che diceva più o meno: Da dove andavano a giocare, al podio”. Andando così letteralmente a sottolineare l’importanza del reclutamento dei giovani.

Formazione e studi del professore Coehlo-e-Silva non si limitano agli sport individuali, anzi, il suo sguardo è perlopiù rivolto al basket ma soprattutto al calcio.

Trattando l’argomento talento si poteva correre il rischio di ascoltare  molti discorsi astratti e interpretazioni  personali, ma così non è stato avendo  imboccato senza dubbio  sentieri più interessanti : quelli della scienza e della realtà di quel che giornalmente accade durante le selezioni.

Mostrando diversi studi, condotti da lui ed altri prestigiosi professori,  si è subito a messo in evidenza il Relative Age Effect e soprattutto il problema  delle differenze di maturità biologica tra ragazzi della stessa età cronologica, facendo emergere come il più grande errore che si possa fare durante l’individuazione dei talenti è sottovalutare queste tematiche.

Ad essere selezionati dalle squadre d’élite, ad arrivare nelle nazionali e ad essere considerati dei talenti, sono, fin dalle primissime tappe, quasi esclusivamente i ragazzi che beneficiano di una maturità biologica avanzata: gli altri vengono esclusi, “scartati” a prescindere dalle loro qualità tecniche.

Chi ha una maturità biologica avanzata, risulta più alto, forte, pesante, veloce ma non migliore da un punto di vista tecnico.

“Gli allenatori, trattengono e promuovono i più maturi e avanzati, non promuovendo i più forti, e fanno tutto questo perché durante le categorie giovanili vogliono raggiungere vittorie e risultati e cosi facendo ci riescono”.

Questa frase di Coelho racchiude tutto. E quando parliamo di allenatori è doveroso ampliare il raggio e citare chi stipendia gli allenatori, gli osservatori e i dirigenti, per lavorare in questo modo, ovvero, le società.

Per far emergere i veri talenti non dobbiamo inventarci nulla, ma  scrollarci di dosso questa iper-professionalizzazione di tutto ciò che riguarda i ragazzi, dai campi alle metodologie, che vede al centro del progetto solo gli allenatori, fino ad arrivare a queste sciagurate ed inutili selezioni, ed invertire il senso di marcia.

Ottima, quindi, questa iniziativa del Coni di Reggio Emilia, che ha mostrato voglia di crescere e confrontarsi:  iniziative del genere sarebbero più che auspicabili anche da parte della FIGC che, per quanto ci risulta, ad oggi non ha mai allestito nulla del genere. Sembra proprio non voglia scontrarsi con la realtà.

Un’altra pecca da sottolineare del nostro movimento calcistico è l’assenza di collaborazione sulle tematiche con istituti universitari, invece totalmente centrali nel lavoro di molte federazioni estere.

Da noi le università giocano il ruolo di “portavoce” della FIGC, con organizzazione di master, o progetti per aiutare gli atleti nello studio, che è ben diverso da ciò che accade fuori: anche in questo caso si nota la voglia di rimanere chiusi nel proprio orto ,  inaccessibili. Un esempio ? Impegnato nella stesura della mia tesi di laurea, pur  armato di richiesta ufficiale dell’ateneo, non sono riuscito a ricevere nessuno dei dati richiesti.

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