Roberto Baggio. La nostra occasione mancata.

Oggi parto da un articolo molto interessante scritto da Gianmarco Marchini, Quotidiano.net  Il protagonista della nostra storia è stato un fuoriclasse in campo, lo è nella vita ed evidentemente anche nella programmazione. Un visionario, una decina di anni avanti a tutti, in grado di leggere in anticipo le situazioni ed attuare la migliore strategia, in campo così come fuori.

Correva l’anno 2010, il flop del Mondiale sudafricano era ancora freschissimo, quando in un caldo ed afoso agosto, l’ 8 agosto per l’esattezza, Roberto Baggio fu nominato “Presidente del settore tecnico di Coverciano”.

Roberto Baggio! si, è proprio lui il nostro protagonista odierno, un nome una certezza. Banale dire come tutto il movimento da li in avanti sarebbe stato in una botte di ferro. Nelle migliori mani possibili.

Ma andiamo con ordine.

Baggio capì fin dal principio che per ridare luce al “sistema calcio italiano” bisognava mettere le mani in pasta, capire dove fossero i reali problemi. Iniziò subito con il botto, chiedendo un esoso investimento ( si dice circa 7,5 milioni di euro) volto a supportare il suo programma al cui interno sarebbe stata presente una maxi-ricerca sui settori giovanili italiani, sui giovani di casa nostra. Non ci mise molto ad intuire dove risiedessero i reali problemi del nostro calcio.

Fenomenale.

Abete e gli altri organi federali sembra non presero proprio bene questa richiesta manifestando a più riprese come non spettasse a Roberto Baggio ed il suo staff il compito di studiare ed analizzare perché il settore tecnico si deve occupare principalmente della formazione degli istruttori, i maestri del calcio. Ad occuparsi dei giovani sarebbe stato il settore giovanile e scolastico, con Gianni Rivera, inoltre anche il Club Italia, con soli 170.000 euro a stagione, teneva uno scouting sui giovani azzurri.

Abete a quell’epoca presidente della FIGC,  diede chiari segnali di come questa richiesta non potesse essere accettata, tentando di far capire quali fossero i compiti per i quali Baggio era stato chiamato a lavorare in FIGC: “Formazione degli allenatori e maestri di calcio”.

Tutto questo portò Roberto Baggio a fare un passo indietro. Sia chiaro, un passo indietro forse nelle richieste economiche, ma non di certo nella forma, nella sostanza, nella ricerca di cause e possibili soluzioni.

Il progetto di Baggio ed il suo staff (Petrone, Bacconi…), intitolato, “Rinnovare il futuro” , prese forma con ben 900 pagine, 890 per l’esattezza, che furono per un po custodite nella cassaforte di un noto notaio di Milano. Come un tesoro. Scouting, Centri Federali Territoriali e formazione. I punti cardine.

Il tempo però trascorse e della presa in considerazione e possibile applicazione del programma nessuna traccia. Ci fu si uno studio di fattibilità del progetto (spesa prevista 50.000 euro) che fece però più che altro allontanare le parti.

Il programma venne presentato, furono perlopiù Petrone e Bacconi ad esporlo e questa cosa fece storcere il naso al consiglio federale che non apprezzò il fatto che Robi Baggio non si prese la briga di esporre tutto il progetto, consiglio federale che non apprezzo neppure le poche presenze in quel di Coverciano del Divin codino, insomma era sempre più gelo tra le parti.

Roberto era ormai un separato in casa, a nessuno era andata giù la sua voglia di rinnovare il calcio italiano a modo suo, senza schemi da seguire andando così a sconfinare anche in tematiche che a lui non avrebbero dovuto riguardare, come lo scouting (di cui come abbiamo visto si occupava già il Club Italia).

Era nell’aria e non si dovette aspettare molto per ascoltare la notizia delle dimissioni dalla carica di Presidente del settore tecnico di Coverciano, da parte di Roberto Baggio.

A parlare è proprio Roberto, il 23 Gennaio 2013 ai microfoni del TG1 aggiunse: “Ho provato ad esercitare il ruolo che mi era stato affidato, non mi è stato consentito e non sono più disposto ad andare avanti. Ho lavorato per rinnovare la formazione dalle fondamenta, creare buoni calciatori e buone persone. Ho presentato il mio progetto (contenuto nel libro Rinnovare il futuro) nel dicembre 2011, 900 pagine, ed è rimasto lettera morta. Non amo occupare le poltrone, ma fare le cose, quindi a malincuore ho deciso di lasciare”.

Persa per sempre una grande occasione, per il calcio italiano. La grande occasione aggiungerei.

Riprendendo da dove ho cominciato, l’articolo di Marchini ci espone per la prima volta alcuni dei punti principali di questo programma rivoluzionario:

  • Formazione di Centri Federali Territoriali
  • Creazione di un gruppo di studio permanente (Ricercatori federali e stagisti universitari) in costante contatto con gli uomini di campo
  • Costante raccolta dati e monitoraggio a livello periferico
  • Formazione continua istruttori federali, con requisiti: essere in possesso di laurea inerente, un passato nel professionismo e ottime qualità educative
  • Metodologia sul campo: per i bambini ed i ragazzi l’imperativo sarebbe stato il “rapporto con la palla”
  • Testi fisici e tecnici per i giovani, perché «quelli solo fisici sono totalmente avulsi dal contesto di gioco»

Ricordo che parliamo del 2011!!! Il concetto chiave sarebbe stato l’individuazione e la crescita del talento. Tutti dovevano essere informati.

Ovviamente tutto questo non è stato portato avanti. Tra i consiglieri federali a quel tempo c’era un certo Carlo Tavecchio, che poi con un’astuta mossa più che altro politica ripropose la brutta copia della rivoluzione calcistica auspicata da Baggio, istituendo i Centri Federali Territoriali (CFT), ad oggi difficilmente “etichettabili” come rivoluzionari, tutt’altro.

Il modello del Divin codino era realmente 10 anni avanti, capisco bene come non sia stato compreso, il suo piano di cui non siamo del tutto a conoscenza, tranne questi punti sopracitati, aveva tutta l’aria di poter fungere da base per un radicale cambiamento. Un ringiovanimento del sistema.

Qualche mese fa ho avuto modo di entrare in contatto con uno dei suoi collaboratori che chiacchierando mi ha esposto come il progetto avrebbe realmente avuto un potere rivoluzionario e che al suo interno le tematiche del Relative Age Effect e delle differenze di maturità erano centrali.

Vedendo quello che è stato fatto in Belgio, trovo forti similitudini, in più guardo loro e subito dopo noi e mi domando: Chi ha preso la strada sbagliata?

Roberto Baggio campione assoluto, senza schemi o imbavagliature, guidato dal’istinto, le emozioni e la ragione, gigante del calcio, dentro e fuori. Genio incompreso.

Se solo si trovasse il modo di farlo tornare con una carica di vertice.

Domandiamoci: E se oggi, nonostante il grande polverone mediatico,  ci fosse un progetto realmente rivoluzionario, il movimento lo approverebbe?

Riflettiamo.

 

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Commenti (3)

  • a dire il vero uno dei problemi del calcio è proprio la presenza di gente come Bacconi.

    prima di dire che il lavoro di Baggio era avanti, bisognerebbe almeno leggerlo

  • Ciao Delsa, grazie per il tuo interessante commento. Voglio saperne di più, quindi già che ci sei…

    Cosa ti porta a dire che Adriano Bacconi e la sua presenza nel mondo del calcio italiano sia uno dei veri problemi del movimento?

    Poi, dalle tue parole apprendo che hai avuto l’opportunità di leggere l’intero documento in questione, puoi girarmelo? perché lo sto cercando ma non lo trovo, non c’è presenza neppure nella biblioteca di Coverciano.

    Io quello che posso dirti è che il programma tocca tra le diverse tematiche anche quelle che sono alla base del mio studio, e che già per questo mi viene spontaneo dire che sia “avanti”.

    Poi dai punti che ha reso noti Gianmarco Marchini, si evince chiaramente una visione che riferita al contesto (2011) è sicuramente più attuale di tutto il lavoro che è stato svolto dall’ultima “improvvisata” gestione.

    Aspetto una tua risposta,

    Felice di confrontarmi.

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