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Sono passati oramai quasi due mesi esatti dal giorno in cui sono stato convocato in Federazione.

Precisamente il 27 – 28 Marzo scorsi.

Il mio obiettivo è stato quello di portare ed illustrare ai responsabili Nazionali le idee, i dati e le analisi che ben descrivono la direzione che il calcio italiano giovanile ha ormai preso da tempo.

Ho avuto il piacere e la fortuna di poter avere uno scambio d’opinioni con i professionisti a cui è stata data la responsabilità di trovare nuove vie e sentieri: i responsabili Nazionali dei CFT (centri federali territoriali).

Maurizio Marchesini – Mattia Modonutti – Bruno Ridolfi – Stefano Florit.

Queste due giornate sono state molto importanti e spero che il mio messaggio sia arrivato forte e chiaro, senza nessuna presunzione di nessun tipo ribadisco l’importanza di un cambiamento immediato.

Cosa accadrà:

  • Dopo l’incontro si è parlato di un mio inserimento all’interno dello staff, ma passati questi 2 mesi nessuna chiamata ufficiale è arrivata al mio telefono.
  • Abbiamo parlato di soluzioni immediate da apportare nei CFT : lavoro sul RAE e sulla Maturità biologica , andando a valutare i ragazzi in maniera alternativa così da apportare un conflitto al tanto osannato “occhiometro”. Soluzioni che a detta del responsabile Maurizio Marchesini sarebbero state apportate da subito, e se questo mi verrà confermato per me sarà motivo di grande orgoglio e motivazione.

Cosa ho notato:

  • Che i CFT sono un’ottima iniziativa e che quello che passa quotidianamente dai media è soltanto lo strato superficiale, ma scavando più a fondo e conoscendo di più i reali obiettivi ci si accorge che i presupposti sono buoni.
  • Che i piani alti della federazione fungono ahimé da “intralcio” per un reale cambiamento, troppo attaccati ai risultati, alla prestazione delle nazionali giovanili, ma soprattutto la totale mancanza di consapevolezza riguardo a ciò che l’attuale lavoro della FIGC sta provocando nel calcio giovanile italiano.
  • Forte divisione in blocchi della FIGC: cosa voglio dire? che è evidente come vi sia una spiccata divisione e bassa cooperazione tra i vari dipartimenti federali, ci si muove come entità distinte dove ognuno pensa al proprio orto.

Concludo dicendo che la strada è lunghissima ma il calcio italiano merita un cambiamento ed una nuova vita!

 

I miei sforzi attualmente sono concentrati nella stesura dell’articolo scientifico e del libro.

 

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Commenti (5)

  • Ciao, Daniele, bentornato tra noi!
    Speriamo tanto che ci sia veramente un’inversione di tendenza, perche’ anche le ultime prestazioni della Nazionale si sono rivelate un casting di c.d “giovani di prospettiva” che onestamente non danno chissa’ che garanzie di miglioramenti nel breve e nel medio periodo.
    Chissa’ se oggi hai letto il trafiletto sulla Gazzetta di Alex Frosio a proposito della Finale del Campionato Primavera..

  • Ciao Carlo è un piacere risentirti, non avevo letto il trafiletto di Alex Frosio, e l’ho fatto grazie al tuo suggerimento, molto interessante e sulla nostra lunghezza d’onda. Guarda io quello che sto vedendo è una totale e continua forma di ottimismo che a me piace chiamare “ottimismo suicida”, se esistesse un premio per capacità di ruotare il capo lontano dai problemi e far finta di nulla saremo primi nel ranking DELLA GALASSIA.

  • piero carnacina

    Ciao Daniele sono Piero Carnacina e ti ho mandato qualcosa su mail. Da vecchietto mi piacerebbe avere un tuo parere. Sono d’accordo con te su quasi tutto. Certo e’ che cosi’ non puo’ andare avanti. Fallimento e’ la parola che identifica il momento che stanno vivendo i nostri Settori Giovanili

  • Ciao Piero ti ho appena risposto in privato.

    Fallimento è la parola giusta, senza dubbio. Fallire e ripartire mettendo delle toppe di certo non può essere una soluzione. Se non si cambia la filosofia, e se non si prende coscienza della realtà, tutto risulterà ancor più disastroso.

    Essendo oggi 9/07/18, dodici anni dalla finale del 2006 che tanto ci fece gioire, pensiamo soltanto a come generazione dopo generazione i “prodotti” italiani siano sempre più scarsi.

  • Ieri pomeriggio, nella solita chiacchiera da bar con i colleghi circa l’esito del mondiale, e come noto in Italia siamo tutti esperti ed ognuno sa quale sia la verità assoluta, si parlava del Belgio.
    Ovviamente io mi ricordavo l’articolo pubblicato sul sito tanti mesi fa e ciò che hanno fatto in Belgio per arrivare a questo punto. Le storie dei vari giocatori maturati anche dopo i 15 anni e non per questo lasciati indietro o persi di vista, la programmazione per non perdere nessun talento, ecc…

    Invece neanche ti dico quale è stato il pensiero comune: è una annata positiva e sono stati fortunati; quest’anno il livello è così basso che anche queste squadre riescono a vincere; un paese che è un sesto dell’Italia non potrà mai competere, ecc….

    Inutile far notare che tante squadre presenti ai mondiali hanno una popolazione inferiore a quella italiana e soprattutto mezzi e possibilità sicuramente non equiparabili e che forse una programmazione seria, e solo quella, può portare ad avere dei risultati, anche se non immediati. Ma ormai va di moda (vedi anche il governo) andare avanti con gli slogan e cercare di mettere una bandierina ogni mese per far vedere che si è fatto qualcosa.

    Invece bisogna ripartire, non dico da zero, ma dal basso per poi risalire e dopo qualche anno vedere i risultati. Speriamo.

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