Le parole di Insigne alla Uefa: una sottovalutata denuncia rivolta ai settori giovanili italiani.

Lorenzo Insigne pochi giorni fa si è raccontato al Uefa Champions League Magazine, tornando, tra i vari temi trattati, a parlare di quanto sia stato difficile per lui riuscire a diventare, il calciatore Lorenzo Insigne.

Le sue parole non devono essere maneggiate e trattate con superficialità, da titolo di giornale, ne tanto meno fatte scivolare via in un batter d’occhio.

“Io da piccolo ho fatto vari provini con diverse squadre, da queste squadre venivo “scartato” perché dicevano che ero bravo..che ero bravino, però ero bassino e non andavo bene per loro. Ero arrivato ad un punto che volevo smettere di giocare a calcio perché tanto è inutile dicono tutti la stessa cosa. Poi continuando a giocare con la scuola calcio dove sono cresciuto feci un provino con il napoli ed ho iniziato ad indossare questa maglia…..Ora, in questo momento, sono: Felice. Perché avendo avuto quei rifiuti ho realizzato il sogno di indossare questa maglia che ho sempre sognato……E poi mi sto togliendo come si dice? Qualche sassolino contro quelle squadre che mi hanno rifiutato…”

Come abbiamo già fatto presente Insigne  insieme a Verratti, è senza dubbio il calciatore più talentuoso e tecnico che il nostro movimento calcistico ad oggi può offrire. 

Queste sue dichiarazioni sono, dal il mio punto di vista, un macigno  per tutto il movimento, un grido di allarme, una voce fuori dal coro, ed il bello sarà che anche se questo messaggio proviene proprio dall’interno del movimento, sono certo che  verrà totalmente inascoltato e sottovalutato.

Insigne ci disegna un quadro molto nitido di ciò che avviene in Italia, non a caso non è la prima volta che manda messaggi di questo tipo e non è l’unico a farlo, anche l’altro talento azzurro Verratti raccontò le stesse identiche situazioni e modalità.

Dove voglio arrivare? I dati ed i fatti che giornalmente racconto parlano proprio di questo.

Le selezioni in Italia vanno a favorire i ragazzi che nell’immediato possano garantire i risultati migliori per il club nelle manifestazioni sportive, e non sono affatto rivolte alla ricerca dei migliori talenti da far fiorire e sbocciare durante il loro processo di maturazione e sviluppo, per poi semmai un giorno farli approdare nel professionismo quello vero, quello che conta.

Lorenzo, così come Marco, sono l’esempio di due ragazzi che ce l’hanno fatta davvero per miracolo, e questo lo si capisce bene dalle parole del folletto partenopeo.

Il passaggio in cui racconta che dopo i tanti rifiuti e porte chiuse che si è trovato di fronte, stava iniziando a maturare l’idea di lasciare il calcio, ma che comunque ha continuato a divertirsi e giocare nella sua scuola calcio…Deve farci riflettere in profondità!

Domandiamoci, a quanti Insigne italiani è stata e viene giornalmente chiusa la porta principale? Quanti giovani in ritardo di maturazione o degli ultimi mesi, che dal punto di vista psico-fisico erano e sono ancora in ritardo vengono scartati, rifiutati; In quanti non hanno  la forza di Lorenzo di continuare a lottare per un sogno anche se la strada senza nessun motivo valido è sempre in salita fin dal principio?

Con queste modalità tutte italiane, quanti bambini e possibili futuri calciatori di talento ogni giorno si disinnamorano di questo gioco per via di addetti ai lavori di scarso talento? E quanti bambini vanno in contro al drop-out (abbandono precoce della pratica sportiva) Quanti?

Dobbiamo tutelare i nostri ragazzi e concedere a tutti pari opportunità perché come si sta dimostrando con i fatti e guardando i “prodotti” emersi dopo anni di lavoro di settore giovanile : un osservatore, un “allenatore”, un dirigente…non sa e non può sapere, guardando un giovanissimo o peggio ancora un bambino di soli 6- 7 anni, quale  sia o meno un plausibile calciatore da serie A . Non lo può sapere!!

Un grazie particolare va rivolto a Lorenzo Insigne che ha raccontato cosa realmente accade nei settori giovanili italiani.

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