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Italia e RAE: intervista a Giovanni Messina

Ho avuto l’opportunità di intervistare Giovanni Messina: Professore a contratto all’università di Udine, componente della commissione nazionale attività di base presso la FIGC Settore Giovanile e Scolastico (SGS), Coordinatore federale SGS Friuli Venezia Giulia e Responsabile organizzativo regionale dei Centri Federali Territoriali di San Giorgio di Nogaro (Udine) e di Casarsa della Delizia (PN). 

 

Messina tra le sue molte pubblicazioni è autore di: Relative Age Effect. Uno studio sui giovani calciatori nella categoria giovanissimi. 

 

 

INTERVISTA:

 

Professor Messina, il suo è l’unico studio scientifico italiano sul Relative Age Effect (RAE) nel nostro calcio. Ci può sintetizzare il suo pensiero in merito a questo problema?

 

In verità studi sul RAE in passato erano stati fatti in Italia dal prof. Stefano D’Ottavio…e sono sicuro da altri, vista anche la relativa semplicità nell’indagarlo…

Il RAE nello sport, molto studiato a livello internazionale (tramite le banche dati internazionali si trovano almeno un paio di migliaia di articoli scientifici al riguardo, di cui oltre cento sul calcio), è a mio avviso è un argomento così chiaro e semplice nel suo aspetto fondamentale che riscontrarlo ancora come problema in molte realtà anche professionistiche e in genere nelle attività di selezione mi meraviglia sempre.

 

Non pensa sia paradossale che in Italia si parli così poco di questo argomento che invece è al centro delle riflessioni del movimento calcistico internazionale?

 

Ricollegandomi alla mia precedente risposta, il paradosso è proprio osservare quanto poco si faccia per ridurre il RAE e di conseguenza per ridurre i rischi a lungo termine del RAE (in primis la dispersione del talento).

In Italia, a mio avviso, se ne parla tra gli addetti ai lavori più sensibili (e spesso più competenti) ma in certi casi si riduce ad un semplice prendere atto del problema. La mia percezione è che manca ad alti livelli una strategia per ridurre i rischi della dispersione del talento, di cui il RAE è uno degli indicatori.

 

Per risolvere il problema crede sia necessario un cambio di mentalità, o che sia possibile mettere in campo da subito azioni positive per iniziare a risolverlo? Se si quali?

 

Spesso si confonde il talento con la precocità fisica. In questo senso un cambio di mentalità e la costruzione di “linee guida” per osservare il giocatore ed individuare quindi il possibile talento diventano fondamentali. Il TIPS degli olandesi, ripreso e modificato nel Club Italia da Maurizio Viscidi, da cui anche il TIPSA del Centri Federali Territoriali della FIGC, vanno in questa direzione. Il problema diventa nelle società anche professionistiche il mettere in pratica queste linee guida.

 

Lei è anche il responsabile organizzativo del CFT di San Giorgio di Nogaro (Udine) e di Casarsa della Delizia (PN). I Centri Federali Territoriali stanno intervenendo per risolvere il problema del RAE? E se si in che modo?

 

Come prima accennato, il TIPSA (T=Tecnica, I=Intelligenza, P=personalità, S=speed, velocità, A=apprendimento) è lo strumento che il responsabile tecnico nazionale Maurizio Marchesini propone ai Responsabili Tecnici dei CFT per l’individuazione dei giovani e delle giovani che verranno convocati nei Centri, alla luce anche del fatto che il Talento nel calcio è senz’altro multifattoriale. Nello specifico, il RAE viene indagato a posteriori rispetto le convocazioni… e con cognizione di causa per intanto utilizzato come “fotografia” di ciascun CFT e dei CFT in generale da monitorare nel tempo.

 

 

In realtà il RAE è soltanto il sintomo del problema, io credo che i filoni siano 2: Il problema della differenza di maturità biologica nei ragazzi delle squadre giovanili e l’estendersi dell’obbligo della vittoria a tutti i costi anche nelle tappe che dovrebbero essere dedite alla formazione, Qual è il suo pensiero a riguardo?

 

Credo che il Settore Giovanile e Scolastico in questo casi sia stato, e continua ad esserlo, in linea con gli studi internazionali circa lo sviluppo del talento: da un lato prevede per ciascuna categoria giovanile fasce d’età di al massimo di 2 annate ma con l’indicazione di svolgere attività per singola annata, quando possibile; inoltre, ribadisce per tutta l’attività di base (quindi fino ai 12 anni) l’assenza di classifiche proprio per contribuire a fare si che il tecnico non si preoccupi del risultato bensì della prestazione e dell’apprendimento del singolo giocatore. Sul primo aspetto, le categorie di al massimo 2 anni, io personalmente sarei ancora più estremista: farei, per esempio, svolgere i Tornei Fascia B di giovanissimi (i cosiddetti “Tornei Giovanissimi sperimentali”) esclusivamente alla prima annata della categoria, vietando la possibilità di aggregarvi anche gli esordienti che hanno compiuto i 12 anni (che continueranno a fare attività con i coetanei)

 

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