I settori giovanili italiani discriminano i ragazzi: il Relative Age Effect (R.A.E.) o effetto dell’età relativa

Ci vogliono far credere che tutti i ragazzi hanno pari opportunità, che il calcio italiano sia meritocratico e che qualora  un giovane dimostrasse di essere all’altezza  sicuramente entrerebbe in pianta stabile negli organici di una società professionistica. Ma la realtà è un’altra, e non viene raccontata da giornali, tv o addetti ai lavori. La prima domanda che una società dovrebbe fare ad un bambino e alla sua famiglia non è affatto in che ruolo sogni di giocare, quale giocatore ami di più o ancora, con che piede calci con facilità la palla.ma bensì, qual è il tuo mese di nascita? Si avete sentito bene, qual è il tuo mese di nascita!

In Italia se un bambino nato negli ultimi mesi dell’anno di riferimento, sognasse di  diventare un calciatore, fantasticando sul rincorrere il pallone nel tempio del calcio o in una qualsiasi partita europea, ecco è bene che sappia subito che, per come funziona oggi in Italia, questo sogno è pressoché irrealizzabile, aldilà del fatto che lui sia un talento puro  o meno. Questo perché l’Italia non è un paese per giovani, come si sente dire spesso, ma forse – nel nostro caso – è meglio dire che l’Italia calcistica non è un paese per tutti i giovani. E’ evidente che non tutti possono diventare calciatori professionisti, ma perché la semplice data di nascita e la successiva collocazione in un gruppo piuttosto che in un altro devono discriminare  i bambini nel realizzare i proprio sogni?

Quindi sei di Gennaio, Febbraio o Marzo? Allora le tue probabilità salgono in maniera esponenziale, e sogna ragazzo sogna, che probabilmente il tutto diventerà realtà; sei di Ottobre, Novembre o Dicembre? Allora guarda, ci dispiace però in fondo alla via c’è una bella scuola di canto. Prova lì.

Si chiama Relative Age Effect (R.A.E.) o in italiano, effetto dell’età relativa ed è stato studiato e riscontrato in diversi sport come il baseball, il basket, il tennis, nell’hockey su ghiaccio. Numerosi studi hanno evidenziato la presenza del RAE tanto nel calcio giovanile che in quello professionistico. Risulta assai chiaro come l’esistenza di 10-12 mesi di differenza nei ragazzi di uguale anno di nascita comporta un’infinità di vantaggi a favore dei coetanei più grandi. Essere quindi “più vecchi”, anche tra pari età, si traduce in maggiori probabilità di successo. Generalmente chi nasce prima è più alto, più pesante, più forte e potente dei propri coetanei, presenta arti inferiori più lunghi, è più rapido, veloce, agile e coordinato, e presenta enormi vantaggi anche dal punto di vista psicologico.

Nei prossimi articoli andremo a scavare fin dentro il cuore del calcio italiano mostrando come la discriminazione in base alla data di nascita sia il parametro fondamentale scelto dalle società italiane, consciamente o meno, per selezionare i ragazzi.

Ma è lecito domandarsi a questo punto: di quale potere speciale sono dotati i nati nei primi mesi dell’anno?

Risposta: Nessuno.

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Commenti (4)

  • Buonasera Dott. Lalli, sono Fabrizio il padre di un ragazzo il quale sta vivendo esattamente quello che lei descrive perfettamente nel l’articolo sopracitato. un ragazzo con la passione per il calcio in particolare nel ruolo del portiere. Un ragazzo con importanti qualità tecniche, e ancor di più mentali, di grande personalità,intelligenza, coraggio,ecc, diciamo un portiere a 360 gradi. Queste non sono mie considerazioni, ma mere valutazioni di vari preparatori con i quali a lavorato. Il punto dolente che è nato nel mese di dicembre 2002, e inoltre ha uno sviluppo puberale tardivo, anch se un bersaglio staturale futuro importante. ,Purtroppo ogni provino con squadre dilettantistiche, e ribadisco dilettanti, è sempre la stessa risposta, ” qualità importanti, tecnica pulitissima, ECC ECC ” purtroppo l’altezza lo penalizza. la cosa positiva di tutto ciò è che il ragazzo ha una determinazione e caparbietà le quali gli danno una forza immensa per continuare ad insistere e lottare fin quando fisicamente diventerà un ragazzo e non più un bambino. Per il percorso di vita, credo un esperierenza molto significativa ed importante.

    Complimenti e saluti
    Fabrizio

  • Ciao Fabrizio, Innanzi tutto ti do del tu e ti ringrazio per il commento davvero centrato. La storia di tuo figlio non mi è nuova e capisco pienamente quello che sta vivendo. Essere di Dicembre ed oltretutto con un ritardo nella maturazione, In Italia equivale all’essere quasi automaticamente esclusi, e non mi sorprende il fatto che non siano solamente le squadre professionistiche a fare questi ragionamenti, perché se si insegue sempre e solo la vittoria, si scelgono sempre gli stessi ragazzi, indipendentemente dalla categoria. Tuo figlio è evidentemente in buone mani, con un padre che ha capito il meccanismo, complimenti. Le testimonianze come le tue sono proprio quello che serve per far capire cosa realmente accade e ben vengano altre storie, questo sito è qui anche per questo. La maturità biologica è uno degli argomenti centrali di questo sito, insieme al Relative Age Effect e si inizierà a trattarla a breve. Tra le storie che più ti interesseranno ci sarà proprio quella di uno degli attuali portieri più forti al mondo, che era nella stessa identica situazione di tuo figlio. L’unica differenza con tuo figlio, è che non era nato in Italia.

  • Salve vi racconto la mia di esperienza, sono il papà di un giovane calciatore anche lui purtroppo nato in dicembre e di statura piccola, anche a noi praticamente è stato detto sempre la stessa cosa “bravo è bravo, peccato sia piccolo” devo dire che a livello di scuola calcio è sempre stato utilizzato anche è soprattutto il squadre di un anno più grandi, qualche volta anche due, proprio per la sua bravura, ma come arrivava ad un provino, la risposta è sempre stata quella.
    Un suggerimento per un prossimo articolo se posso permettermi è la richiesta di soldi ai genitori per far sì che il figlio possa essere preso da squadre che siano di serie D o superiore, a me 5 anni fa una squadra calabrese ha chiesto 6000 euro per far giocare mio figlio in serie D, l’anno scorso sempre in serie D questa volta in Campania mi fu chiesto un investimento sul ragazzo, chiaramente in tutte e due le occasioni ho rifiutato.

  • Ciao Leo, grazie per il tuo racconto che è una chiara dimostrazione di ciò che accade realmente nelle società italiane. Il tuo suggerimento lo accolgo più che volentieri e sarà sicuramente uno spunto per articoli futuri.

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