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Gli allenatori non fanno giocare i giovani “talenti” italiani: La favola made in Italy

Il calcio è lo sport nazionale, seguito e praticato da milioni di bambini, ragazzi e per fortuna ultimamente anche molte ragazze. Un quarto dei bambini italiani viene tesserato dalla FIGC. La Serie A è tra le leghe più importanti del mondo e addirittura ultimamente risale posizioni.

Ma questo movimento, forse un po’ stanco, ma sempre tra i maggiori al mondo, da anni non produce più giocatori all’altezza dei predecessori. In tutti i ruoli.

Si dice spesso che la ragione sta nella difficoltà che incontrano i nostri giovani ad essere impiegati nelle prime squadre. Si sa l’Italia è un paese per vecchi, e, in effetti la percentuale di ragazzi provenienti dai vivai nelle rose di Serie A è tra le più basse in Europa.

Proviamo insieme a ragionare sul perché.

I vivai lavorano, ed anzi, ultimamente molti club hanno iniziato ad investire maggiormente nelle strutture, dando un forte segnale.

Le società gradirebbero la valorizzazione di “prodotti” che garantirebbero plusvalenze enormi.

Di chi è la colpa allora? Restano gli allenatori, i veri colpevoli del mancato utilizzo delle nuove generazioni.

Ma è credibile questo? Non sono proprio i mister la punta di lancia del nostro calcio? Che vincono all’estero e sono apprezzati ovunque? Sembra davvero difficile credere a questo.

A tal proposito solo 5 giorni fa la FIGC veniva lodata dal Daily Mail : << Gli allenatori italiani garanzia di successo>>, frase che è stata motivo d’orgoglio in quel di Coverciano.

Come sottolineo ormai da tempo, temo fortemente che il problema sia un altro: i nostri settori giovanili lavorano al contrario e soffocano in culla estro e talento. Quindi ci ritroviamo con un alto numero di ragazzi che si affacciano al calcio dei grandi ma che non trovano spazio, non per via della cecità degli allenatori, ma per il basso livello dei calciatori stessi.

I nostri giovani sono scarsi! E lo sono da una parte perché la maggior parte di loro viene  erroneamente definita talento soltanto perché può giovare di vantaggi psico-fisici momentanei, che  gli permettono di risultare molto forti durante le categorie giovanili, ma quando poi si affacciano al calcio che conta, e , non potendo più sfruttare nessun tipo di vantaggio, si rivelano puntualmente quello che sono: calciatori di dubbia qualità.

Dall’altra parte ci troviamo in questa situazione per via della scomparsa della pratica deliberata, del gioco libero dei ragazzi, che oramai si trovano a  scoprire questo gioco, quasi esclusivamente in luoghi iper-professionalizzati e sotto le direttive degli “allenatori”, che non mi stancherò mai di dire, raramente si comportano da formatori, guide o mediatori.  Questi argomenti li abbiamo approfonditi già in un altro articolo.

Detto questo porto degli esempi pratici.

Gianluigi Buffon: Parma – esordio in serie A: 17 anni 

Alessandro Nesta: Lazio – esordio in Serie A: 18 anni

Paolo Maldini: Milan – esordio in serie A:  16 anni 

Fabio Cannavaro: Napoli – esordio in serie A:  19 anni 

Andrea Pirlo: Brescia – esordio in serie A : 16 anni

Francesco Totti: Roma – esordio in serie A: 16 anni

Gianluca Zambrotta: Bari – esordio in serie A: 20 anni

Demetrio Albertini: Milan – esordio in serie A: 17 anni

Roberto Baggio: Fiorentina – esordio in serie A: 19 anni

Antonio Cassano: Bari – esordio in serie A: 17 anni

Alessandro Del Piero: Juventus- esordio in serie A: 19 anni

Christian Vieri: Torino – esordio in serie A: 18 anni

Questi sono alcuni esempi che mostrano chiaramente che se un calciatore italiano è realmente forte, arriva,  aldilà dell’età. Smettiamola con la favola degli allenatori che non vedono i giovani italiani. I nostri giovani non vengono presi in considerazione perché non all’altezza di giocare in serie A.

Per questo motivo vengono preferiti gli stranieri, anche se a nostro avviso, non tutti di eccelsa qualità, ma questo deve farci pensare a quanta bassa qualità c’è oggi nei giovani calciatori italiani.

Se uno soltanto della lista appena stilata fosse presente nelle giovanili di una squadra di serie A, state certi che sarebbe preso in considerazione, come di fatto è stato anni fa per tutti gli esempi appena portati.

Perché nessun allenatore, rema contro se stesso. Se c’è un campione gioca, punto. Ma di campioni in casa nostra non ce ne sono!!

Se vogliamo invece continuare a credere alla menzogna che i nostri giovani sono tutti talenti non visti dalla cecità degli allenatori, allora la certezza è solo una: che media e addetti ai lavori sono riusciti nel loro intento, ovvero, nascondere i reali problemi del movimento, attraverso l’arte del raccontare favole.

 

 

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Commenti (2)

  • Scusa ma se la logica è questa allora tutto il tuo discorso sul RAE crolla. I giocatori nati nella parte finale dell’anno non trovano spazio perché sono scarsi, altrimenti giocherebbero. E’ lo stesso criterio che applichi tu in questo post.

  • ciao Greg grazie dello spunto, Io non sostengo che i ragazzi nati nei primi mesi dell’anno siano scarsi mentre i giovani nati negli ultimi mesi dell’anno campioni, come non ho mai detto che chi ha una maturità biologica avanzata è scarso e chi è in ritardo no. Il ragionamento è ben più profondo, e ci porta invetibailmente a prendere visione di ciò che realmente accade nel nostro paese: Come abbiamo visto già in diversi articoli, in Italia i bambini già all’età di 6 – 7 anni vengono selezionati ed etichettati come possibili campioni o “talenti”. Ora torniamo a quanto da te scritto ” I giocatori nati nella parte finale dell’anno non trovano spazio perché sono scarsi, altrimenti giocherebbero”…Le società tagliano fuori un’enorme fetta di possibili “calciatorini” fin dal principio, perchè sono in ritardo di maturazione e/o sono svantaggiati dal punto di vista psico-fisico, senza tener conto delle tempistiche di maturazione e di sviluppo. Selezionano quindi i bambini ed i ragazzi come se fossero uomini, e una volta che questi ragazzi, considerati ultimi fin dal principio, si trovano sempre ai margini, vanno inevitabilmente incontro a disinnamoramento ed abbandono precoce.

    Quindi tornando alla tua frase dovremmo piuttosto domandarci perché i ragazzi nati alla fine o in ritardo di maturazione non trovano spazio in serie A? Perché non ci sono!! rispondo io sono stati bloccati già a partire dai piccoli amici e pulcini e non perché scarsi quando erano uomini, ma perché non ritenuti all’altezza per via delle loro carenze psico-fisiche legate allo sviluppo, durante il percorso di scuola calcio e settore giovanile… Il che è totalmente diverso

    Ti domando: secondo te un movimento come il nostro allo stato attuale delle cose, può permettersi di tagliare fuori ogni anno un enorme fetta di ragazzi?

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