FIGC e Centri Federali Territoriali (CFT): tutela del talento e contrasto al Dropout? In che modo?

I Centri  Federali Territoriali (CFT) ultimamente sono sinonimo di nuove aperture. I CFT sono ad oggi tra le soluzioni individuate (senza dubbio la principale) dal movimento per far tornare a brillare il calcio italiano. Possibile soluzione che va a braccetto con la proposta delle seconde squadre, la riduzione degli stranieri nei vivai, il raggiungere precocemente obiettivi con le nazionali e i centri federali stessi. 

Già quest’ultima frase “il raggiungere precocemente obiettivi con le nazionali e i centri federali” ci deve far riflettere profondamente. Abbiamo già preso visione di cosa accade quando i nostri giovani calciatori vengono convocati nelle rappresentative Nazionali under , e di cosa sia sinonimo nel Club Italia la parola “talento”.

Un’iniziativa quella dei CFT che prevede un esoso esborso economico fino al 2020, anno in cui si dice viaggeranno a regime i 200 CFT. Cifre da capogiro: 9 milioni di euro.

Il decalogo dei CFT è ricco di buonissimi propositi e bellissime parole: “Valorizzazione del calcio giovanile” – “Tutela del talento” – “Lotta all’abbandono della pratica sportiva” – “monitoraggio di tutti i giovani calciatori nel medio-lungo termine” – “Valorizzazione del talento nascosto”…

I centri federali territoriali, per come sono costituiti, non sembrano una ottimale soluzione: si cerca di setacciare il talento e contrastare l’abbandono della pratica sportiva nello stesso modo in cui le società e le nazionali giovanili selezionano i ragazzi, portando inevitabilmente a favorire i più grandi e maturi e spingendo i ragazzi degli ultimi mesi e i meno maturi ad un’esclusione e ad un abbandono certo.

Più che tutelare e valorizzare il talento nascosto e contrastare il dropout, sembrano più dei corsi di recupero per quei ragazzi dei primi mesi che ancora non ce l’hanno fatta.

Anche qui parola d’ordine: Relative Age Effect.

Delle 2538 convocazioni di giovani “calciatorini” maschi (perché i CFT sono sia per maschi che per femmine) analizzate tra Novembre 2016 e Febbraio 2017 le percentuali per quartili sono:

Q1= 35,85%  

Q2= 26,98%

Q3= 23,01%

Q4= 14,14%

TUTELA DEL TALENTO?

Ci si affida sempre ed esclusivamente “all’occhiometro” (termine utilizzato da un dirigente di una squadra di serie A, che oramai non riesco più a levarmi dalla testa) e “l’occhiometro” porta a?…..

Selezionare i nati prima e/o a con una maturità biologica avanzata.

Oltretutto vengono monitorati soltanto i ragazzi tesserati nelle squadre di club. E gli altri?

Ho avuto modo di parlare con una società fiorentina durante la stesura della mia tesi di Laurea, che mi  confermò come avvengono le selezioni: La FIGC  ha degli osservatori che girano per i campi e selezionano i migliori!!!

Il Santo “occhiometro” = totale mancanza di consapevolezza!!!

Tra le righe del decalogo si scorge però una frase che forse si sono fatti sfuggire, perché ci spiega tutto: “Supportare/preparare il lavoro tecnico/educativo per l’accesso alle nazionali giovanili” Ma loro vogliono accelerare, l’accesso alle rappresentative non solo nazionali.

Se poi questa frase la colleghiamo alle dichiarazioni rilasciate da Tavecchio al corriere della sera, tutto risulterà più chiaro: “La riforma delle rose è stato il primo passo. Dei centri federali sono particolarmente orgoglioso… Nel 2020 saranno 200. Questo significa che potremo lavorare su un bacino di 800mila Under 18, che avranno negli allenatori italiani una guida sicura. Volete dire che non ne tiriamo fuori 50 per la Nazionale?”

Ad oggi sappiamo che il RAE nei CFT è stato indagato anche dalla FIGC, ma che non sono state attuate strategie o soluzioni reali.  Quando qualche tempo fa ad uno dei massimi esponenti del calcio Italiano punta di diamante di FIGC e club di appartenenza, ho esposto la tragica situazione dei CFT e del proprio club non ho più ricevuto nessuna risposta.

A quanto sembra non c’è ancora la totale voglia di fare del bene al e per il nostro calcio, non c’è la voglia di ascoltare e mettersi in discussione, non c’è la voglia di andare avanti accorgendosi che si è rimasti indietro rispetto a tante delle realtà calcistiche vicine o lontane dai nostri confini

Chiudo senza nascondere la profonda amarezza ma con la sempre presente voglia e speranza che un giorno si riesca ad imboccare una strada nuova.

 

Dati tratti dalla mia tesi di laurea: “La crisi del calcio giovanile in Italia: Effetto età relativa ed altre cause”

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