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I campionati Under: ci vuole coraggio a chiamarli tappe di formazione

Come promesso, oggi riprendiamo l’analisi dell’incontro tra giornalisti del corriere dello sport e delegati Figc. Vito Tisci (Presidente del settore giovanile scolastico FIGC) nell’incontro in questione, come riportato dal sito della FIGC dichiara: “ lo scorso anno abbiamo messo in opera quello che da anni si stava discutendo, una riforma dei campionati con i club di serie che si adeguasse agli standard europei e alle esigenze delle nazionali giovanili”.

Viscidi (coordinatore delle nazionali giovanili) sul tema aggiunge: “ Vorrei dire che si è raggiunto questo risultato grazie al dialogo tra le società, il SGS e il club Italia. Oggi le squadre si affrontano senza la grande disparità di prima, non ci sono più i 10 a 0 e la competizione sul campo fa crescere di più quando i valori si equivalgono. La suddivisione tra U17, U16, U15 ha creato maggiore linearità nello sviluppo delle capacità di individualità….”

Sempre Viscidi, aggiunge, come riportato nell’articolo a pagina 27 del Corriere dello sport – stadio del 9/9/2017 : “ Era necessaria una riforma per avere campionati su cui misurarsi e fare esperienze…la partita della domenica non serve per vincere ma per misurare come si cresce.

Elogiata ed esaltata, la riforma dei campionati giovanili fa davvero perdere la bussola di quel che realmente accade al loro interno.

Adeguarsi agli standard europei è un’ottima cosa, ma quanto è alto il rischio di creare mini serie A già con ragazzi under 15? Alto decisamente alto.

Vediamo questo primo anno (2016/17) di “rivoluzione dei campionati” a cosa ci ha portati.

Abbiamo analizzato le rose U15 – U16 – U17,  per un totale di 1.798 ragazzi, inserendo due grafici, il primo dove i mesi per trimestre sono raggruppati in quartili ed il secondo dove è presente ogni singolo mese. Sono stati conteggiati solamente i giocatori nati in Italia, per ottenere una fotografia reale del movimento calcistico italiano.

Campionato U15

Campionato U16

Campionato U17

E’ evidente come in queste categorie, che sono tappe fondamentali per lo sviluppo dei ragazzi, in Italia ci sia un’incidenza fortissima del RAE e di come i buoni propositi, esposti da Maurizio Viscidi vengano infranti in un attimo.

Sembra proprio che la vittoria sia l’unica cosa che conti in queste categorie!

la selezione che viene fatta ne è una prova.

Quindi anche qui come nell’attività di base,  in rosa troviamo quasi esclusivamente chi beneficia di  vantaggi psico-fisici, da poter sfruttare adesso. I nati prima appunto.

Non sia mai che queste tappe diventino realmente la casa per la crescita e la formazione dei ragazzi, no! Meglio dimostrarsi forti e competitivi e far credere che si stia lavorando bene, sui settori giovanili.

Chiediamoci, non c’è il rischio che questa riforma tenda a trasformare  un movimento giovanile dedito ad un unico obiettivo fine a se stesso, ovvero, quello di vincere?

Sembra che questa riforma impedisca di essere rivolti esclusivamente alla formazione, alla ricerca non precoce dei giocatori e la successiva tutela del talento; i reali obiettivi del lavoro con i ragazzi.

Di certo c’è che questo selezionare male da parte dei club, è davvero ottimo per le nazionali giovanili, per le esigenze delle nazionali giovanili (come auspicato da Tisci), le quali possono così, finalmente, scegliere tra tanti giocatori che rendono  competitiva l’Italia, nell’immediato. Ed ahimè quasi sicuramente, solo nell’immediato.

 

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