Cambiare prima di essere costretti a farlo. Ora siamo costretti.

“Se non ci piace dove stiamo possiamo spostarci, non siamo alberi” frase pronunciata da Snoopy, si il personaggio dei fumetti di cui C.M. Shulz fu l’autore. Partire dalla frase di un cartone animato, è quanto di più sano si possa fare nel momento in cui ci si interroga su quale sarà il nuovo anno zero,  la strada da imboccare e percorrere , per dare nuova luce ad un movimento calcistico completamente al buio.

Tutti, tanti, forse troppi in questi giorni che ho passato ad ascoltare, hanno espresso opinioni, giudizi, e proposte. Proposte.

Proposte che dovrebbero essere volte a rivoluzionare totalmente il movimento calcistico italiano.

Sono consapevole come sia prematuro voler venire a conoscenza di quali siano le mosse che il movimento, o meglio le diverse parti di un movimento vorranno mettere nero su bianco ed attuare con l’intento di dare una forte scossa positiva a tutto il sistema, ma quello che si percepisce chiaramente è: che non si comprende realmente dove nascano i veri problemi, si percepisce grande confusione.

Tanti parlano dei problemi economici, chi degli investimenti da fare nel settore giovanile, chi sostiene che non venga dato il giusto spazio agli italiani e chi sostiene che donare un “nuovo ruolo” ai genitori e gli “allenatori delle giovanili” sia il punto di partenza…. Sia chiaro, ognuno di questi argomenti ha la sua validità, ma si evince chiara confusione. Totale direi.

Gli addetti ai lavori, quelli veri, quelli che grazie alla FIGC danno da mangiare alle loro famiglie, non si sono sbilanciati, in questi giorni staranno cercando di individuare i punti da dove ripartire, perché si deve ripartire, e per farlo è indispensabile stravolgere le cose, totalmente. Di questo speriamo ne siano tutti coscienti. Non servono più le toppe e le mezze riforme. Serve il cambiamento, il totale cambiamento.

Oggi è proprio di cambiamento che vorrei parlare.

“Quello che il bruco chiama fine del mondo. Il resto del mondo chiamerà farfalla”

cit. L. Tzu

In questo resto del mondo ci sarà stato sicuramente il Belgio, quando nel 2008 dopo aver visto negli anni il proprio Ranking FIFA oscillare costantemente tra la 45′ e la 66′ posizione, ha deciso di dare una vera e propria sterzata.

Rivoluzionari, all’avanguardia, visionari, così devono essere chiamati questi addetti ai lavori, che noi chiameremo “Fenomeni”, perché di fenomeni si tratta, fenomeni che hanno per sempre cambiato il destino di un paese calcistico.

Bob Browaeys, con il quale sono in costante contatto è stato uno di questi fuoriclasse della programmazione.

Cosa sostiene Bob? ” Le grandi nazioni hanno 10 volte più potenziale di un paese piccolo come il Belgio: Quindi noi non possiamo perdere nessun talento”.

Riflettiamo insieme: non possiamo perdere nessun talento. Nessun talento.

Vediamo un po: negli ultimi 10 anni quanti talenti ha sfornato il Belgio? Devo fare davvero qualche nome? Mertens, Courtois, Hazard, Carrasco, De Bruyne….ne ho citati solo alcuni sia chiaro. Negli ultimi dieci anni il Ranking fifa dei “Diavoli Rossi” è cresciuto? E’ arrivato al 1′ posto nel 2015, attualmente quinta posizione.

Pensiamo ad un’altra cosa adesso: sarà stata fortuna? come è potuto avvenire tutto ciò?

Lasciate stare le favole che addetti ai lavori e giornalisti ci hanno rifilato per anni.

Aguzzate le orecchie e sentite bene: ” Quando Courtois e De Bruyne avevano 14 anni, se foste venuti a vedere gli allenamenti vi garantisco che voi avreste detto: questi 2 hanno qualcosina, ma nulla di eccezionale…..Questo soltanto perché i ragazzi non avevano ancora sviluppato”. A parlare fu uno dei fenomeni di cui accennavo in precedenza.

COURTOIS e DE BRUYNE. ripeto: COURTOIS e DE BRUYNE

capiamoci bene stiamo parlando di 2 tra i calciatori più forti del mondo. Calciatori il cui valore di mercato è inavvicinabile per la maggior parte delle società del pianeta. Calciatori che se soltanto uno fosse italiano, se ne parlerebbe fino alla nausea. 2 fuoriclasse.

Ma la cosa bella è che loro sono solo un’esempio.

Non siete contenti, non vi basta?

Sentite ancora qua cosa dice Bob Browaeys: “Lui era piccolo circa 45 kg per 1,60 m non era di certo uno dei nostri migliori giocatori, tanto che il Genk si rifiutò di proporgli un contratto”.

Siete curiosi di sapere chi è lui? lui è: Ferrera Carrasco. Numero 10 dell’Atletico Madrid.

Come ha fatto il Belgio a diventare quello che è ora? con le seconde squadre? NO! con la riduzione degli stranieri? NO! con una pillola magica? NO! con delle nuove metodologie sul campo? Anche!

Ma principalmente non perdendo nessuna pedina.

Relative Age Effect (RAE) e Differenze di maturità al centro del progetto.

Il come per filo e per segno per il bene del nostro calcio non posso esporlo qui. Ma posso assicurarvi che sto mettendo anima e corpo per dare il mio contributo per rimettere in carreggiata quest’Italia calcistica completamente fuori rotta. A breve avrò un incontro con L’Associazione italiana calciatori ( l’unica vera parte sana ancora in vita, di questo movimento) per proporre le mie idee ben “mixate” con ciò che è stato fatto con successo in Belgio.

Belgio, o meglio, Federazione Belga della quale sarò ospite a Febbraio proprio per parlare e poterci confrontare su queste tematiche, il tutto grazie ad uno di quei fenomeni li.

Siamo il paese dove rimane più facile confrontarsi sugli argomenti con una federazione estera che con la propria.

Grande dolore.

Dritti verso il cambiamento. Uniti.

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Commenti (3)

  • Buongiorno, sono l’ accompagnatore di una squadra piccoli amici, le tue considerazioni mi interessano molto, ma mi piacerebbe capire meglio in che modo le piccole società dilettantistiche possono dare il loro contributo a partire dal campo.

  • Ciao Paolo, la questione principale è sempre una: Consapevolezza. consapevolezza di ciò che accade giornalmente.
    Ad oggi il mio consiglio è quello di continuare a visitare il sito e ragionare sulle tematiche.

    Ad esempio te che idea ti sei fatto di questi argomenti? E cosa ti verrebbe in mente di fare?

  • Provo a dar un suggerimento visto che Paolo Moro è un addetto ai lavori. Io sono solo un genitore che ha il figlio in una società di calcio dove al momento non ci sono grossi problemi.
    Quello che penso è che da parte delle società debba esserci maggiore trasparenza nei confronti dei genitori. Per educarli e per renderli consapevoli di cosa sia realmente una scuola calcio e di quali siano gli obiettivi.
    Ormai il “genitore” è una figura molto presente nella vita dei figli, forse anche troppo, però dal momento che il genitore c’è non si può far finta di niente. E non parlo di spiegare ai genitori perché il figlio gioca o non gioca, ma far capire che il calcio è un gioco e che li si sta per fare sport, per divertirsi e per far stare i nostri figli con i propri coetanei.Se questo fosse insegnato fin dall’inizio forse dopo avremmo sicuramenti genitori più educati nei confronti degli avversari e degli arbitri quando i figli giocheranno nelle categorie superiori.
    Il problema di educare i genitori molto presenti ce l’hanno avuto per primi i rappresentanti delle istituzioni scolastiche già dagli anni ’80, quando il livello medio culturale è iniziato a salire ed il genitore laureato ha cominciato a confrontarsi con professori diplomati, demotivati ed in alcuni casi più “ignoranti” dei genitori stessi.
    In quell’ambito la scuola ha risolto con un grosso coinvolgimento dei genitori nelle attività scolastiche e soprattutto con un nuovo riconoscimento del ruolo del preside o dirigente scolastico.
    Ecco, ad esempio le scuole calcio dovrebbero ricreare il ruolo del dirigente anche nel rapporto con i genitori e, sempre a mio avviso, dovrebbero impedire che i genitori parlino con i mister se non in presenza del dirigente. Questo per maggiore trasparenza anche nei confronti degli altri genitori.

    E questo è solo il primo piccolo suggerimento.

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