Calciatori nati a Dicembre: una specie in via di estinzione?

Se si pone il problema del Relative Age Effect agli “addetti ai lavori”, allenatori, osservatori, preparatori, si riceve, di norma, una risposta standard: “Sì, è vero, la questione esiste, ma riguarda solo un periodo transitorio nella crescita dei ragazzi.. Terminata la maturazione i dati si stabilizzano. Anzi, forse, vengono beneficiati proprio coloro che prima erano sfavoriti”.
 

Purtroppo non è vero.

Abbiamo già pubblicato i dati relativi al progressivo aumentare del RAE nella nostra Serie A nel corso degli anni, ma ora vogliamo dimostrare come il problema stia diventando, velocemente, sempre più grave, analizzando il gruppo più sfavorito anagraficamente: i nati in Dicembre.

Nel campionato 2015/2016 erano 15 i calciatori di nascita e formazione italiana nati nell’ultimo mese dell’anno: il 6,57% dei giocatori nostrani.

Sono diventati 14 nel 2016/2017. Nel campionato iin corso sono solo 10, su 259 italiani, pari al 3,86%.

Un’equa distribuzione delle date di nascita dovrebbe portare all’8,40% di nati in dicembre.

Ma non basta.

I nostri “eroi” non sono solo pochi, ma giocano anche meno degli altri.

Nel 2015/2016 hanno accumulato 19441 minuti (2,59% del totale) , passati a 15714 (2,09%) nell’anno successivo.

Nello scorcio di campionto in corso (69 partite per circa 138000 miinuti giocati complessivi da distribuire tra 558 calciatori in rosa, di cui 299 stranieri e 259 italiani) i nostri 10 superstiti (Bani, Barberis, Belotti, Calabria, Ciciretti, Di Chiara, Murru, Luca Rigoni, Jacopo Sala, Saponara), sopravvissuti ad anni di selezioni distorte, hanno racimolato 2483 minuti, pari all’ 1,79%. Una proiezione attendibile attesta il valore finale a 13674 minuti.

La curva numerica in picchiata è simile a quella che in campo ecologico contrassegna le specie in via di estinzione.

Fra 12-15 anni,quindi, potrebbe non esserci più in Serie A alcun calciatore italiano nato in dicembre.

Viene da chiedersi: la partita di addio sarà del bravo Calabria, già abituato ad essere l’unico nato nell’ultimo mese dell’anno in tutte le rapprsentative naionali giovanili, o del formidabile Gallo, che forse sarebbe meglio rinominare Panda, Belotti?

P.S. Per i dati si ringraziano i siti

https://www.transfermarkt.it/

http://www.calcioefinanza.it/

 

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Commenti (9)

  • Beh, io non credo che nè Belotti nè Insigne (citato in un altro post) siano dei fenomeni.
    Ma adesso almeno capisco dove trovino la grinta per continuare a migliorarsi, soprattutto il primo!

  • Buonasera Carlo.

    Concordo con te sul fatto che ne Belotti ne Insigne siano due fenomeni. Di certo Insigne è ad oggi insieme a Verratti il calciatore di maggiore qualità. Poi sul fatto che entrambi non riescano ad esprimere le proprie doti come potrebbero, dovremmo aprire un capitolo a parte. Ma già il solo fatto che Insigne e Verratti siano i nostri calciatori di maggiore qualità tecnica deve evidentemente far riflettere sul futuro del nostro calcio.

    Però non soffermiamoci sui singoli. Dopo aver visto anche questi dati sui ragazzi di Dicembre, chiediamoci che scelta è in periodo cosi cupo restringere da soli il bacino da cui attingere? Vogliamo mettere in discussione gli addetti ai lavori? O è colpa di annate sfortunate, neanche parlassimo di vini….

    Buona serata

  • Buonasera anche a te.
    Le tue analisi sul RAE sono una costante del tuo blog, a quanto vedo.
    E’ sicuramente un aspetto importante, ma soprattutto una questione ETICA.
    Una questione che va a braccetto con quell’altra, tremendamente deleteria, per cui le societa’ sportive- non solo nel Calcio- siano alla ossessiva ricerca dei “campioncini” per vincere tornei, anche di quarta categoria, per ottenere titoli (locali!) che dimostrino quanto “lavorano bene”: cosa che si traduce in nuove iscrizioni e nuovi soldi. Ed in prestigio per i loro “allenatori” e “dirigenti”.
    Nel mio piccolo ne sono stato testimone, precisamente nello Sci Alpino (nel Fondo mi sa che si lavora meglio, meno pressioni…e piu’ campioni veri!).
    Certo, sarebbe interessante capire se siano solo questi i problemi oppure no.
    All’ Estero, ad esempio, il problema del RAE e’ presente come da noi?
    Qui, pero’ mi rendo conto di come sia piu’ difficile avere dati.
    Buon proseguimento del lavoro e buona serata anche a te!

  • Ho trovato dei dati a questo link: didatticaweb.uniroma2.it/…/41675-Parte-Didattica-1-All.-Giovanile-In-Et-Post-Puberale.
    Sono un po’ datati, ma, spulciando un po’, si dimostra che:
    1) Il problema è europeo, ma noi siamo i messi peggio (pag. 6)
    2) Il problema in Italia si è aggravato negli anni (pag. 24).
    Magari ci sono anche altre fonti, ma tu sarai certamente più abile di me nel trovarle 🙂
    Ancora buona serata

  • Carlo nuovamente, buonasera.

    Ho letto con interesse le slide che mi hai inviato. Il prof. D’ottavio dell’università Tor Vergata è stato uno dei professori da me intervistati durante il progetto di tesi. Mi ha offerto sempre ottimi spunti su cui riflettere. Ma queste slide non le avevo viste, si vede che anche il prof. si era scordato..(eh eh). Per questo ti ringrazio. Potrebbe essere interessante isolare le due categorie e confrontarle con i miei dati, anche se devo vedere se lui abbia o meno contato solo i dati dei ragazzi italiani, sennò il dato oltre ad essere diverso è totalmente inquinato.

    Farò a breve un articolo in cui chiarirò bene come il RAE oltre a minare le opportunità ed essere una vera e propria discrimiinazione, sia soltanto il sintomo di un qualcosa che non va. Le cause sono molteplici e le vedremo insieme.

    Rispetto al confronto con l’estero ti dico che ci sto lavorando.

    Ma dobbiamo partire da un concetto fondamentale da cui non si scappa!——> Da noi c’è una bassissima considerazione delle tematiche in questione ed una scarsa consapevolezza dell’importanza da parte degli addetti ai lavori. Vedremo ad Esempio cosa realmente succede in Realtà estere chiamate sempre in causa dai nostri addetti ai lavori.

    Ti faccio i miei più sentiti complimenti per l’interesse e le domande sempre stimolanti. Poi sapere che sei alle 22 a guardare o meglio fare ricerche sul RAE mi rende felice. A presto

  • Beh, diciamo che avere il televisore guasto aiuta le ricerche:-)
    Riguardo alla scarsa consapevolezza, facendo una veloce ricerca su Google ho potuto constatare che c’è stata anche una conferenza della FIGC del Friuli Venezia Giulia sulla tematica, e tu stesso hai potuto constatare (leggendo qui) che la tematica è marginale, ma non ignota.
    A livello di squadre amatoriali e dilettantistiche, invece, posso benissimo credere che sia così
    Ed anche Wikipedia nella versione italiana (ma non in quella inglese) non ne parla proprio.
    C’è la netta impressione che non se ne voglia parlare, dunque, e non solo nel Calcio.
    Ancora buon lavoro.

  • La FIGC friuli, “capitanata” dal Dott. Messina( l’unico in Italia ad aver prodotto una pubblicazione scientifica sul RAE) è sensibile alla tematica. C’è stata anche una riunione del comitato SGS dove all’ordine del giorno c’era il RAE….ma non ci sono nemmeno arrivati a parlarne. Ahimè.

    A proposito: a breve ci sarà un intervista proprio con il Dott. Messina.

    Un saluto buon lavoro a te.

  • Buongiorno Daniele e Carlo.
    Sono capitato per caso in questo blog, la questione è interessante e può essere spiegata così (senza presunzione o arroganza) I settori giovanili delle squadre professionistiche non hanno come obiettivo la ricerca del campione in fieri ma devono soddisfare le aspettative di fine anno (calcistico) dei team manager: devono portare a “casa” risultati positivi … Per raggiungere questo obiettivo il “reclutamento” delle giovani leve e condizionato dalla fisicità del bambino / ragazzo in ragione delle categoria E notorio che, per esempio, tra un bimbo nato a gennaio ed un nato a dicembre possano esserci (anche) dieci cm di differenza: tanta roba per chi deve arrivare primo su un pallone o resistere ad un contrasto… La selezione (bruttissimo termine ma efficace per rendere l’idea) inizia così già nelle categorie pulcini ed esordienti prosegue poi negli under 13, 14, 15 … ossia per l’intero ciclo di crescita dei ragazzi. Quando arrivi in età di primavera , ma già a livello under 15, nn è più possibile (di norma) integrare ragazzi che nn siano del giro professionistico perché il livello è la velocità di gioco è completamente diversa da quella degli altri campionati … ovviamente tutto ciò vale per la truppa, per i calciatori del futuro che dovranno fare il lavoro di quantità… gli insigne, gomez, pirlo, dibala, mertenz, si faranno notare comunque … e dunque per questioni di anticipata prestanza fisica che i dicembrini sono in via estinzione … e la responsabilità e degli addetti ai lavori che pensano di un raggio temporale di un anno Tanto per fare un esempio, vi sono settori giovanili di squadre che militano in serie A che ogni anno rinnovano quasi per intero la squadra: vengono cambiati 16/17 ragazzi su una risa di 21/22giixatori ..
    Grazie dell’attenzione

  • Ciao Michele,
    Innanzi tutto grazie per aver scritto e soprattutto complimenti per aver capito molto bene il meccanismo.

    Come avrai notato su questo blog parliamo proprio di tutti questi marci procedimenti che appartengo e sono parte integrante del nostro movimento calcistico. Ma di cui nessuno parla.

    Non è assolutamente arroganza o presunzione la tua, ma sana analisi dei fatti. Credo che troverai diversi articoli che potranno interessarti.

    Ultimamente sto pubblicando con maggiore distanza da un articolo all’altro, perché sto lavorando molto sul tentativo di far emergere questi problemi e le possibili soluzioni, entrando direttamente nel cuore della FIGC e dei club ( come puoi vedere la settimana scorsa è stata una giornata abbastanza storica per il nostro movimento, ma ancora troppo poco troppo!
    http://www.crisidelcalcioitaliano.it/assenza-giustificata/ )

    C’è molta strada da fare e lavorare su questi temi deve essere la priorità perché sennò il gap con le altre nazioni (Storiche e nuove in via di sviluppo) aumenterà sempre più…

    il problema grande sta anche in questo concetto che hai espresso in maniera molto lucida: ” ovviamente tutto ciò vale per la truppa, per i calciatori del futuro che dovranno fare il lavoro di quantità… gli insigne, gomez, pirlo, dibala, mertenz, si faranno notare comunque ”

    Purtroppo nel calcio italiano di oggi Insigne e Verratti (per portarti un esempio) ad oggi sono una sorte di eccezione che conferma la regola ed entrambi hanno fatto enorme fatica…

    Per come funziona ad oggi in Italia, noi ahimé perdiamo tantissimi giocatori, perché molti vanno incontro al drop-out, molti rimangono nelle serie minori per anni priima di dedicarsi ad altro ed il confronto con i propri coetanei che per anni si sono allenati in squadre d’elitè tende a non reggere…

    Nei nomi che fai ci sono molti giocatori non italiani ed il problema è quello. Fuori dai nostri confini la parola d’ordine è : Pari opportunità. Da noi ad oggi sempre meno vige questa regola.

    E’ un piacere averti tra noi a presto.

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