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Cafù e Zola: la strana coppia

La pagina Twitter della UEFA da tempo da  l’opportunità di interagire con diversi campioni del passato, grazie alla possibilità di formulare delle domande, Abbiamo avuto la fortuna di chiedere un parere sia a Gianfranco Zola (the magic Box) uno dei calciatori più talentuosi del nostro calcio, che a Marcos Cafù, anche detto “pendolino”.

A Cafù abbiamo chiesto quanto il gioco libero, di strada, sia importante per i brasiliani qui la sua risposta:

A Gianfranco Zola, abbiamo domandato, essendo lui il perfetto identikit del numero 10 made in italy, quale fosse la sua opinione riguardo l’assenza di calciatori italiani con qualità simili alle sue.

La sua risposta è stata la seguente:

Due risposte molto interessanti le loro. Su cui si possono aprire diversi ragionamenti.

Come sappiamo da tempo, ed abbiamo appreso ancora meglio grazie alla storia di Gabriel Jesus, in Brasile uno dei veri segreti dei tanti talenti che ad ogni generazione si impossessano della scena è proprio il calcio di strada, la possibilità di scoprire e creare calcio, ognuno con le proprie caratteristiche. Anche le parole di Cafù ci danno un forte segnale di cosa realmente accade in questa nazione.

Le Parole di Gianfranco Zola ci portano invece, inevitabilmente a scorgere la situazione italiana attuale, che ahimè conosciamo giorno dopo giorno un pochino meglio, dico ahimè perché il quadro come sappiamo non è affatto roseo.

Zola ci dice subito che uno dei due motivi da lui identificati, per giustificare l’assenza di talenti simili a lui e agli altri grandi numeri 10 del passato, è proprio la continua ricerca del risultato che ha fatto spostare lo sguardo degli addetti ai lavori,  lontano dal gioco. Così che la qualità dei calciatori italiani venendo trascurata porta automaticamente a quest’assenza di giocatori fenomenali a cui eravamo abituati.

Certo aggiungo io ormai in tutto il percorso giovanile, avendo livellato tutto il movimento verso il basso, andando a scegliere i ragazzi più pronti da un punto di vista psico-fisico, le caratteristiche che fanno raggiungere i risultati auspicati (la vittoria del trofeo) non sono di certo le qualità tecniche!!!

Nella seconda parte Gianfranco ci dice che il calcio è cambiato ed è divenuto un gioco molto più corale, e per questo in squadra ci vogliono più calciatori forti che sappiano fare tutto, e non un singolo fantasista a cui in passato ci si affidava per via della sua spiccata fantasia ed inventiva.

Concordo pienamente, ma è amaro accorgersi come anche se il calcio sia cambiato, noi siamo rimasti nel mezzo, non abbiamo più ne i fantasisti, ne tanti giocatori forti che sappiano palleggiare o passare la palla con più qualità di quella che ci vuole per darla via di fretta come se scottasse, ci troviamo quindi un po’ in quella che in ambito cinematografico sarebbe definita, la terra di mezzo…Tanti giocatori, che fanno un pochino di tutto, senza nessuna qualità particolare che faccia realmente la differenza.

Uno scenario niente male!!……

Ringrazio Cafù e Zola per aver risposto e stimolato in me diverse riflessioni.

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Comment

  • Venendo al secondo punto, qualcuno qui da noi non fa caso al fatto che i giocatori spagnoli, fossero anche quelli che una volta si chiamavano stopper o terzini, sanno tutti dare del ” tu” al pallone?
    Lo difendono, lo passano, lo ricevono, lo lanciano…insomma, raramente lo buttano via!
    E noi? Ci esaltiamo principalmente per “il gioco senza palla”!😁

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